Beppe Grillo non esiste.
E neanche Austin Powers

Sofri, quello anziano, dice cose molto giuste. Tra queste una evidente: un partito può darsi anche le regole più sceme del mondo, ma non lo si può biasimare se poi intende farle rispettare. Quindi, se davvero vuole candidarsi, Grillo deve seguire la procedura così come prevista. E se non potesse candidarsi, per particolari vincoli di regolamento, potrebbe solo rassegnarsi. Marco Travaglio dice che già per Pannella e Di Pietro i burocrati del Pd hanno trovato geroglifici cui appellarsi per escluderli. E non è chiaro perché le regole del Pd - sceme o meno - siano geroglifici cui si può, o addirittura si deve, fare deroga per una persona.  Sofri scrive anche che Grillo a volte dice cose giuste che però dilapida per il modo in cui le dice.  Secondo me è tutto un equivoco. Il fatto che Grillo appaia come un verosimile paladino della giustizia non significa che lo sia realmente. E’ come dire che Alberto Mingardi ha rubato all’areoporto la valigia coi vestiti di Austin Powers. E’ verosimile, ma non vero.

8 Responses to “Beppe Grillo non esiste.
E neanche Austin Powers”

  1. Quella di Grillo é evidentemente, a mio avviso, una provocazione; ritengo che lui sia il primo a sperare che non gli diano la possibilità di candidarsi altrimenti verrebbe svelato in parte il suo bluff. Per capire poi se nell’accettare di iscrivere un soggetto si applicano le norme statutarie in modo furbo per escludere alcuni indesiderati, dovrei aver visto le stesse e poi valutare il perché del rifiuto. Va detto però che puzza molto di rifiuto a priori quello di Pannella a suo tempo dato che poi si riesce a far iscrivere soggetti con fedine penali non proprio intonse dimostrando in tali casi, sicuramente per distrazione, di non essere stati proprio attenti nel chi si faceva salire a bordo.

  2. PS: arrivoa dal blog di Gians e mi sono soffermato qui. Blog davvero interessante.

  3. Ciao Daniele, questa del bluff è un’ipotesi molto accreditata. Potrebbe in effetti essere proprio così. Sul punto inviterei però a non insistere, perché se Grilo bluffa, Mario Adinolfi chiama “all in”, tanto per seguire la metafora texana. :-)
    Grazie per i complimenti.

  4. emma says:

    esatto, nardi, non posso che dirti che sono d’accordo sul ritratto di grillo.
    ho sentito le regole del PD e mi paiono comunque assai comiche.
    detto questo il suo blog non e` piu` quello di prima.
    prima c’erano denunce, inchieste.
    adesso solo proclami.
    deriva genetica. come ho scritto oggi.

  5. Ho letto il tuo post Emma. Quella che offri è una lettura originale. Tuttavia io di Grillo non mi sono fidato mai per un semplice motivo. La prima delle sue iniziative è stata quella del “Parlamento pulito”, ed è da allora che penso che Grillo possa solo promuovere pulizie etniche basate su una “razza” che solo lui è abilitato a definire “pura”. Io, sbaglierò, ci vedo molto del fascismo nei suoi proclami contro il “regime”. Alla fine vende i dvd. Ed è tutto.

  6. emma says:

    concordo, nardi, fidarsi e` una parola grossa, mai fidata. non ho fedi, io.
    penso che servisse qualcosa cosi, come quella che lui offriva, poi mi sono resa conto che era un’operazione di marketing, una cosa sporca, perche` macchinata per cose non chiare.

  7. pare proprio sia così…