Bassolino sindaco col teorema Montanelli
«Non è neanche un’ipotesi, è una discussione surreale», così Bassolino ha licenziato i cronisti che in questi ultimi tempi tanto hanno insistito sulla voce di una sua eventuale candidatura a sindaco di Napoli. La surrealtà cui si appella il governatore campano regge però fino a un certo punto, perché di boutade estive ce ne sono state tante, ma non tutte – anzi quasi nessuna – ha suscitato reazioni tanto contrastanti da coinvolgere i vertici stessi del Partito democratico.
Il punto è che, surreale o meno, una discussione sull’ipotetico ritorno del governatore alla guida della capitale del mezzogiorno implica comunque valutazioni politiche significative: perché certo c’è differenza tra l’ipotesi di un Bassolino che non si ricandida perché ritiene troppo alto il rischio di non riuscire a vincere, e quello di un Bassolino che resta a casa perché il partito gli “sconsiglia” di candidarsi, almeno sotto le sue insegne.
La vicenda ha inevitabilmente segnato il percorso congressuale del Pd perché incarna orientamenti totalmente differenti non solo sul caso della città di Napoli. La scelta su questa ipotetica candidatura può infatti chiarire quanto sarà diverso il Pd dopo il congresso, e apre nel più difficile dei momenti la discussione sul metodo che si deve adoperare per realizzare il tanto agognato rinnovo della classe dirigente.
Intanto Bersani, che è sostenuto da Bassolino, non si è espresso perché ha ovviamente trovato “inutile”, oltre che scomodo, commentare una notizia che è stata smentita dallo stesso diretto interessato. Franceschini, del contro, ha trovato agio nelle medesime motivazioni per esprimere una netta bocciatura alla candidatura in questione: «Se sarò segretario, mi opporrò a una scelta di questo tipo, il Pd ha bisogno di voltare pagina».
Ma quanto è verosimile l’ipotesi di questa candidatura? Veloci sillogismi inducono in tanti a rispondere che non solo è verosimile quanto addirittura scontata: perché se non questo, quale può mai essere il futuro di Bassolino? La ricollocazione, del resto, è il tema dominante in Campania, e non riguarda certo solo il governatore: si contano nell’ordine delle decine le pedine bassoliniane sparse in tutta la regione e che non conoscono il loro futuro: sospese come sono tra l’opportunità di un’insperata promozione volta a trasmettere l’idea del ricambio e l’angoscia di una retrocessione ai vecchi feudi comunali, a ricostruire tutto da zero. C’è anche chi ventila l’ipotesi che la fuga della notizia si sia verificata ad uso strettamente congressuale, ovvero tirata fuori ad hoc per mettere in imbarazzo Bersani e i suoi sostenitori locali, ma tutto lascia credere che questa voce sia destituita di fondamento.
La parola chiave, ad ogni modo, continua ad essere “ricambio”. E’ il fascino che esercita questo termine il vero nemico di Bassolino, l’ostacolo più grosso da superare e che aspetta chiunque si cimenterà alle primarie regionali che – se ci saranno – indicheranno il prossimo candidato sindaco. E poi ci sono le regionali alle porte, alle quali Bassolino deve in qualche modo sopravvivere, assicurando un minimo di continuità personale e di efficacia nella epica impresa della ricollocazione dei fedelissimi. Il tutto fa somma in un partito regionale ridotto male: terzo nel Paese per numero di iscritti, ma forse ultimo per iniziative politiche concrete, che vadano oltre la cerimonia della partecipazione alle primarie e al tesseramento di massa.
Quanto alle guerra intestina, in cima alle preoccupazioni dei bassoliniani di stretta osservanza ci sarebbe proprio quella che Bersani, una volta eletto segretario, possa finalmente esordire sull’argomento e assumere posizioni inattese. Ma tutto è troppo lontano per preoccuparsene seriamente, quindi i maggiori detrattori interni del governatore risolvono il problema parafrasando l’adagio montanelliano secondo cui per liberarsi di Berlusconi bisognava lasciarlo governare. Così, per chiudere la parentesi del governatore, bisognerebbe semplicemente lasciarlo candidare e assistere alla sua non improbabile sconfitta. Idea, questa, non priva di una certa arguzia. Peccato solo che Montanelli su Berlusconi sbagliava, dato che il Cavaliere – nonostante l’assedio – è ancora dov’è.
8 Comments
Un rischio calcolato?
Conoscendo l’Italia e il “PD” non me la sentirei di rischiare.
Chè, poi, ci si ritrova con una mano davanti e l’altra dietro.
No. Un rischio calcolato male, questa è la definizione esatta.
Non avranno il coraggio di candidarlo sindaco. D’altra parte, sono passati vent’anni. Vent’anni fa Bassolino aveva bisogno di ricoprire certe posizioni per tessere la sua ragnatela, ma adesso non ha più questa esigenza. E’ sufficiente non perdere la faccia, come sarebbe stato se avesse dovuto dimettersi.
Continuerà a fare i suoi affari, ricoprendo qualche ruolo defilato.
Non è così facile, ti assicuro.
Il problema non è se avranno il coraggio di candidarlo, perché se vuole può ancora candidarsi da solo. Il problema è chi avranno il coraggio di schierargli contro alle primarie e che abbia possibilità di passare.
Non è che pretenda di saperne di più, anzi. Però di primarie dove si presenta chi vuole ce n’è state pochine, finora (prego non citare Adinolfi e Scalfarotto).
E invece è quello il caso. Un Adinolfi o uno Scalfarotto che si presentano ci saranno di certo. E sarà come se non ci fossero, ovviamente. La domanda cheponevo è, chi è il big che si candida alle primarie e rischia di andare a perdere contro Bassolino. E soprattutto, dov’è un big in Campania?
Quello che dico io, invece, è che concorderanno tutti insieme che non si presenti Bassolino.
Può essere, non scommetterei né sulla tua ipotesi né sul contrario. Nel post però dico che non avverrà nulla pacificamente. Bassolino non può stare per milel motivi in seocondo piano. O lo elimini o ti elimina. In questo è sinceramente dalemiano