Il biscotto di Vittorio Feltri

06/11/2009

feltriCi sono ovvie differenze tra il dover fare un giornale e doverlo vendere. Eppure le due necessità vanno altrettanto ovviamente coniugate al meglio. Un modo di trattare l’argomento è sostituire i giornali con un altro prodotto e scoprire se e quanto anche per questi valgano determinate leggi del mercato. Per andare sul sicuro, cioè per vendere tante copie di un giornale, il metodo migliore è fingere che sia un biscotto e prepararlo come fanno le grandi aziende del settore. Quindi si parte con l’individuazione di un target e poi dei gusti con questo compatibili: così, fatta la sensazionale scoperta che ai bambini piace sognare mangiando i biscotti al cioccolato, ogni giorno si producono e vendono migliaia di confezioni di Pan di stelle. Resta banale, con questo, che non è sufficiente definire una semplice ricetta perché sia di successo: bisogna anche saperla realizzare e distribuire.
Allo stesso modo, se si vuole fare un giornale che compiaccia i gusti dei berlusconiani, bisogna farlo in completezza, fino all’ultima stellina di zucchero. Anche a rischio di far innervosire, per finta o sul serio, il padrone del mulino.
E’, questo descritto, un modo noioso di fare i biscotti, ed è inevitabile che un po’ di quella noia finisca ogni giorno nell’impasto: oggi frustata tra le uova, domani sgrumata nel cacao, dopodomani ingiallita nello zucchero a velo e così via. Ed è altrettanto inevitabile che il consumatore reagisca a questo fenomeno, anche inconsapevolmente: fermandosi davanti alla vetrina di una pasticceria e finendo prima o poi a comprare un vassoio di biscotti da tè. Quelli buoni buoni.
Ma un giornale si può fare anche in modo diverso: scoprendo ad esempio che a tutti piace la pizza, e cercando di produrre quella migliore secondo i propri gusti, piuttosto che secondo quelli di chi abitualmente passa per la strada dov’è la pizzeria. Al giornale fatto in questo modo, se non mi sbaglio, arriverebbero informati clienti certi di trovare una ricetta che li compiace, ma che però non è stata studiata affatto per compiacerli, ma solo per essere buona buona. Se il gioco funzionasse, chi fa la pizza potrebbe dirsene - lui sì - a buon ragione compiaciuto.
Vittorio Feltri, tanto per fare un esempio, dice: «Faccio questo lavoro nell’unico modo in cui lo so fare. Non ci sono scopi diversi che non siano quelli di intercettare gli umori dei lettori e del pubblico e quindi avere il massimo successo possibile con il giornale». Banali biscotti.

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4 Comments

  • Da marchettaro ho apprezzato il parallelo, anche se non sono molto convinto che possa esistere, in campo giornalistico come in campo commerciale, un prodotto “buono buono”. Se esiste, è tale solo per segmenti più o meno grandi della domanda. Ergo: Feltri è un grande uomo di marketing.

  • Sì, le capacità di marketing di Feltri non si discutono.

  • Bellissimo ’sto pezzo, Francesco. Complimenti.

  • Eh, è bella ‘a pizza! :-)

    (troppo buono)