A Fini servirebbe un Follini
«Hai visto che non eravamo noi?». Così pare che Casini ci abbia provato in occasione dell’ultimo incontro avuto con Berlusconi. Il maldestro tentativo non nasconde in verità alcuna trama particolare, questo va detto subito. Pierferdinando ci ha provato per pura celia, quella che ci si concede dopo aver condotto una discussione piuttosto che averla subita.
Più precisamente Casini intendeva rivendicare la sua estraneità rispetto alle continue richieste folliniane di discontinuità che costrinsero Berlusconi al rimpasto due legislature fa, quando il leader dell’Udc occupava lo scranno che è oggi di Fini. Scuola democristiana non mente, e infatti Casini non si concesse mai sbavature formali come quelle che inanella Fini ormai quasi quotidianamente. All’epoca Casini presiedeva l’aula in principe di Galles e Follini faceva il lavoro sporco. Poi, come alla vergine Cuccia, nulla gli valse merito quadrilustre, e per salvare la faccia l’Harry Potter in versione babbana dovette rifugiare nel Pd. (Qualcuno lo ha visto o sentito ultimamente?)
Oggi, invece, non c’è nessuno che possa o sappia fare per Fini quello che Follini faceva per Casini: così il presidente della Camera è costretto ai vertici con il Capo del Governo quasi fosse un leader di partito (o di corrente) nel pieno esercizio del suo potere politico, cosa che un presidente della Camera che si rispetti non dovrebbe azzardarsi proprio a fare. La cosa passa totalmente in silenzio, tale è il livello di abbrutimento delle istituzioni. Il motivo musicale suona più o meno così: con lo schifo che accade e ci inonda, con un Berlusconi che attenta quotidianamente alle istituzioni, vogliamo prendercela proprio con Fini, che è l’ultimo baluardo dell’opposizione prebersaniana? D’accordo (cioè per nulla), ma andiamo avanti.
La provocazione di Casini ha senso in particolare di fronte all’incedere costante delle contestazioni di Fini. E la giustizia è il nodo fondamentale. Il leader centrista lo ha ben spiegato a Berlusconi: un democristiano questo problema non glielo avrebbe mai dato. I democristiani sono per natura i migliori ad anticipare i desiderata dei più forti, o più semplicemente dei depositari del consenso: un Papa o un Berlusconi, non conta. Ma tutto questo lo si fa con le spalle coperte dal Follini di turno.
Fini invece sta giocando completamente allo scoperto, senza rete di sicurezza. C’è una folla enorme che gli tiene gli occhi addosso e lo punta. Intoneranno un “venduto” che suonerà mille e mille volte peggio di un “fascista”, al suo primo - anche minimo - segno di cedimento. E già quasi…
12 Comments
Se è Follini, va tutto bene: si tratta del solito democristiano di ritorno con il delirio di onnipotenza. Ma se è Fini,, come si può fare a fargli sapere che noi del PDL siamo stanchi di ammazzare un vitello grasso ad ogni va e vieni di figliuol prodigo?
Devo rispondere io, o aspettiamo il poliziotto postale?
Grazie a cari amici che ho nelle forze dell’ordine, mi informerò chi siete, cosa fate, dove vivete e così via.
E amici alla Sip non li ha?
Ce l’ho io un caro amico che s’interessa di telefonia
http://topgonzo.ilcannocchiale.it/2007/12/14/quando_gli_amici_si_interessan.html
Ah ecco. Dicevo che doveva esserci…
E poi se n’è gghiuto pure Tabacci!
Hey! Ma vieni a Chianciano?!
Eh, Tabacci
Arrivo sabato mattina, Tommy, credo.
Si va a Chianciano, va’. Anche se l’ultima volta son state sxxxe.
Non ti censurare da solo altrimenti non ti capisco. Poi ci penso io, tranuillo
seghe: e che altro?
No, niente. E’ che voglio sperimentare il potere evocativo del termine.